C’è un pesce che, nel Cilento, è quasi un simbolo: l’alice di menaica. Dietro a un nome curioso c’è una delle storie più belle del nostro mare.
La rete dei Greci
La menaica (o menaide) è un’antica rete da posta, di origine greca, usata ancora oggi nel mare di Marina di Pisciotta e dintorni. Le sue maglie larghe lasciano passare i pesci più piccoli e trattengono solo le alici più grandi: una pesca selettiva e sostenibile, fatta nelle notti calme di primavera ed estate.
Le alici si impigliano per le branchie e vengono pulite a mano, in barca, una a una, senza ghiaccio. Poi vengono disposte sotto sale e lasciate maturare per mesi in luoghi freschi, finché la carne diventa rosata e il profumo intenso ma gentile.
Un Presidio da difendere
Questo sapere antico rischiava di scomparire. Per questo le alici di menaica sono diventate un Presidio Slow Food — il primo della Campania — che protegge i pochi pescatori rimasti a praticare questa pesca. È lo stesso spirito con cui il Cilento custodisce le sue olive secolari: tenere in vita un mestiere, non solo un prodotto.
Terra e mare, di nuovo: l’olivo sulle colline, l’alice nel mare sotto. Il Cilento è questo incontro.
In tavola, con l’olio
Le alici di menaica si gustano nella maniera più semplice: sul pane, con un filo di olio extravergine, origano, a volte una goccia di limone. La loro carne saporita chiede un olio fresco e fruttato che la sostenga senza coprirla — un Lucenico o un TerraMare Cilento DOP sono compagni perfetti.
Qui sotto trovi la ricetta delle alici marinate, il modo più amato per preparare le alici fresche a casa: l’aceto le “cuoce”, l’olio a crudo le profuma. È un antipasto che racchiude tutto il Cilento in un boccone — lo stesso che ritrovi nella sua dieta mediterranea fatta di pesce azzurro, verdure e buon olio.